Vedi quello appoggiato col muso sul tavolino?

Quello è Aki, ed è tutto intento a svolgere alla perfezione il suo “ruolo nel branco”.

Lui è il protettore delle risorse, più che altro del cibo, e lo protegge dagli altri cani.
Vedi che sembrano tutti immobili?
 
Leo si muove solo al mio saluto, che serve proprio per smuovere le acque, e si blocca subito dopo pochi passi sentendo un ringhio basso (che nel video non si percepisce) provenire dal piccolo guardiano.
 
In quel sacchettino bianco davanti al suo muso c’è un chilo di manzo, pronto per la colazione dei cani del campo.
Lui sa perfettamente cosa c’è dentro e sa anche che non è destinato a lui.
Eppure lo protegge ugualmente… lo fa per me, lo fa per tutelare il suo posto nella famiglia. Per ribadire il suo ruolo nel branco.
 
Devo dirti che è una cosa abbastanza comoda, io posso lasciare qualsiasi pietanza, ovunque.
So che nessuno si potrà avvicinare: Aki monta velocemente la guardia e io posso continuare a fare altro tranquillamente.
 
Questa determinazione rivolta ai quadrupedi di casa però non coinvolge noi bipedi, che invece possiamo in qualsiasi momento entrare nel suo “anello di protezione” e gestire quella risorsa come meglio crediamo.
 

Ma perché con noi Aki non interviene?

Semplice, perché invece che vederci come dei competitor ci vede come ulteriori risorse, quindi ritiene opportuno darci un servizio piuttosto che cercare di ostacolarci.

 
Sai perché ti scrivo questo?
 
Perchè mi capita piuttosto di frequente di avere clienti con cani che ringhiano loro quando cercano di prendere qualcosa di cui il cane si è impossessato.
Capita altrettanto spesso di sentire colleghi parlare della protezione delle risorse come di qualcosa di problematico.
 
In realtà questa è una dote, non un problema.
Quello che è problematico è il rapporto tra cane e proprietario, poiché se il cane ti ringhia è perché ti vede come un competitor e non come un alleato, e questo si che è un gravissimo errore!
 
Essere un alleato è facile, bisogna dare molto più di quanto si toglie, saper chiudere un occhio ogni tanto, smetterla di contrastare il cane per ogni cosa che propone e infine imparare un po’ di teatro.
 
Nel caso di cani possessivi diventa:
  • Dare più che togliere, significa smetterla di chiedere al cane di lasciare ogni cosa che prende fuori dal nostro controllo (dal calzino al fazzoletto di carta);
  • Saper chiudere un occhio: vuol dire che quando siamo in passeggiata e vediamo che il nostro Fufi si mangia una cacchetta di lepre è meglio voltarsi dall’altra parte piuttosto che volare come un falco per urlargli di sputare;
  • Smettere di contrastarlo per ogni cosa che ci propone: vuol dire imparare ad accettare il cane per com’è (ne abbiamo già parlato nei giorni scorsi) e aiutarlo a mettere a frutto le sue caratteristiche.
Aki ha imparato bene il suo ruolo nel branco ed è uno che si da un gran da fare: sorveglia le provviste, segnala quando Leo fa qualcosa che io ritengo non opportuno, segnala la fine dei lavaggi della lavatrice, tiene tutti fermi durante la notte e un paio di altre cose…. È un ragazzo propositivo! 😀 <3
 
Ma perché sopprimere ciò che semplicemente possiamo imparare a gestire?
 
Infine talvolta serve un po’ di teatro perché ci sono occasioni in cui davvero quella cosa è pericolosa e, a quel punto, il sapere fare gli sciocchi e sminuire l’interesse verso l’oggetto fa la differenza.
 
Ricorda che il tuo cane può anche essere “scomodo”, ma non è mai tuo nemico… a meno che non sia tu a farcelo diventare 😉