Stamattina ero a camminare nei boschi coi cani.
Nessun altro, solo noi.

Noi, gli uccellini e i fiori che, sul primo lato della collina, sono esplosi, spontanei, sorprendenti e profumati come ogni primavera.

Amo molto i boschi, cammino e mi perdo dentro ai miei pensieri mentre i cani annusano qua e là correndo liberi.

Da questa parte del monte, a quest’ora, è difficile incontrare qualcuno.

Stavo camminando su uno dei sentieri principali, ascoltando il rumore dei nostri passi sulle foglie secche, intorno a noi solo il silenzio.

A un certo punto decido di cambiare strada.

Uno schiocco di lingua e i cani, tutti avanti a me di diversi metri, istantaneamente si voltano e mi raggiungono sul nuovo sentiero, avanzandomi di nuovo.

Continuiamo a camminare, i nostri sguardi si incrociano di continuo.
Leonida sente un rumore e fa per allontanarsi, un rapido fischio lo riporta indietro e riprendiamo il sentiero.

È a quel punto che mi accorgo di una cosa: sono diversi minuti ormai che camminiamo insieme e nessuna parola è stata proferita.

Così comincio a riflettere sul fatto che se c’è una cosa che distingue un cinofilo in erba da uno di maggiore esperienza è proprio l’uso della voce.

Ci sono un bel po’ di cose legate al nostro modo di comunicare col cane di cui spesso non siamo consapevoli.

Ecco alcune cose su cui vorrei invitarti a riflettere:

1. Meno è meglio
Ossia con un animale poche parole sono meglio di tante parole.
Una persona che sta cominciando a insegnare qualcosa al proprio cane si ritroverà a ripetere una data parola, o le variazione di essa, un miliardo di volte.
Ti faccio un esempio: “seduto, seduto, stai seduto, dai mettiti giù, giù, seduto.” Ti suona famigliare?
Pensa che secondo il nostro metodo di insegnamento, quando si inizia un nuovo esercizio, la prima parte dello stesso è contraddistinta da una parte chiamata “ginnastica”, in cui si chiede al cane di effettuare un determinato movimento, senza parlare.
Solo dopo che il cane ha capito cosa si vuole da lui allora, si introduce il suono corrispondente.

Ripetere le parole allo sfinimento è ben poco funzionale, al contrario, parlare poco darà modo al cane di concentrarsi su ciò che è importante

2. Non c’è bisogno di essere arrabbiati
Un’altra miscredenza, tanto buffa quanto comune, è che al cane bisogna parlare in modo secco e arrabbiato, se no il cane non risponde… sto ridendo anche mentre scrivo questa cosa.

Perchè mai dovrebbe essere vera questa cosa?

Ti do una risposta.
Perché noi umani siamo bestie inconsistenti e solo quando ci arrabbiamo vogliamo davvero che quella cosa venga fatta.

Eccoti un esempio che vedo spessissimo.
Il cane va verso la persona, la persona gli chiede di sedersi, questo non lo fa e la persona sorride e dice “Fa nulla, prendi il bocconcino lo stesso” questo modo di fare insegna al cane che quando gli chiediamo qualcosa non importa se lui lo farà o meno, quindi lui giustamente eseguirà la richiesta a sua discrezione.
Diverso è quando la persona si arrabbia, a quel punto la richiesta di mettersi seduto non è sindacabile.

Decidendo di essere coerenti fin da subito e non sarà più necessario usare toni da bruti.

3. Non essere mono-tono
La voce è uno dei più potenti strumenti che abbiamo a disposizione.
Usare un tono più allegro o uno più grave può cambiare totalmente la modalità e la qualità della vostra interazione col cane.
Come molti conduttori sportivi sanno, una voce allegra e in falsetto porta spesso a performance migliori, mentre un aggravarsi della tonalità spegne ogni iniziativa.

La situazione in cui questa cosa è più evidente è coi cuccioli.

Le persone danno ordini a questi piccoli tombolotti, aspettandosi che obbediscano come novelli Rin-tin-tin, dimenticandosi che non sono altro che bambinetti, che per nulla divertiti da quanto i loro padroni vanno a proporgli, decidono di inseguire farfalle.

Prova a richiamare un cucciolo con una voce sottile e giocosa, con quel fare un po’ buffo e stupido che useresti con un bambino e ti accorgerai che quella serie di moine servirà molto più che qualsiasi altro giocattolo.

In conclusione la nostra meta: poche parole, dal significato chiaro, che formulano richieste attendibili, nel tono di voce che più si addice a quella situazione.

Ecco come ogni bipede dovrebbe sforzarsi di comunicare col proprio cane e, una volta che ci sarai riuscito, ti accorgerai che, alla fine, non ti servivano altro che uno schiocco di lingua e uno sguardo.

Immagine : NEN gallery