Lo vedo nei cani che tirano al guinzaglio, lo vedo nei cani che abbaiano, lo vedo in quelli che non sanno come interagire con un cane, con una persona o con un gatto.
Il cane aggressivo è spesso pieno di paure, il cane che tira al guinzaglio è in tilt emozionale, da una parte preso dall’eccitazione, dall’altro inondato da stimoli sensoriali, dall’altro in contrasto con noi e col guinzaglio.

Il cane che non viene, spesso ha paura che tornare da noi sia una scelta di deprivazione tra ciò che lui vorrebbe e ciò che noi vogliamo.

La calma e l’equilibrio sono le cose che dovremmo sforzarci di coltivare più di ogni altra cosa.
Adesso mi spiego meglio.

Quando agiamo su un cane lo possiamo fare a più livelli.

Il primo è quello fisico, è il più evidente, è la necessità di fare attività e disperdere energia.

Il secondo è quello del comportamento, ossia come il cane sceglie di agire, questa scelta può essere guidata da motivazioni innate o da schemi appresi.

L’educazione, soprattutto per come è generalmente percepita, si occupa principalmente di questo.

Il terzo livello è quello della mente, solo pochi si rendono conto di quanto un cane abbia bisogno di utilizzare la propria materia grigia e come questa, quando sotto stimolata, si spenga e si atrofizzi proprio come un muscolo.

L’insieme delle capacità fisiche, delle motivazioni innate, dei modelli appresi e dell’elasticità della mente genera le competenze.

Le competenze sono strettamente connesse alle emozioni.
Detto in modo semplice, è facile sentirsi a proprio agio e quindi tranquilli quando si fa qualcosa che si conosce bene, al contrario affrontare novità o cose in cui siamo sempre stati fallimentari ci mette indiscutibilmente a disagio.
I cani soffrono molto spesso di questo senso di disagio e noi nemmeno ce ne rendiamo conto.
Molti di quelli che da noi sono etichettati come problemi di comportamento sono il risultato della disattesa di necessità legate al mondo del corpo, della mente o delle competenze che lo stile di vita poco naturale a cui sottoponiamo i nostri cani va a creare.
Questa disattesa crea emozioni intense e contrastanti che vanno poi a ripercuotersi sulla capacità che ha il cane di interagire col resto del mondo.

Tale incapacità porta il soggetto a ricadere su modelli di comportamento primitivi e schematici, o abitudini, da cui è difficile uscire.
Il discorso ti sembra complesso? Infatti lo è.

Ti dirò di più, a seconda della tua esperienza leggerai queste righe a livelli di profondità differenti, ma se sei all’inizio e mi hai seguito fino a qui perchè comunque hai capito che tra queste righe c’è un messaggio da cogliere, allora parti da qui:

Quando il tuo cane fa qualcosa per te difficile da correggere rispondi alle seguenti domande.
1. Sono soddisfatte le sue esigenze fisiche?
2. Sono soddisfatte le sue esigenze mentali, sia sulla base delle motivazioni che sulla base dei comportamenti appresi?
3. Ha le competenze per risolvere questa situazione? e se si, di quali strumenti l’ho dotato?
4. Come si sente il mio cane in questo momento?
Ti dico una cosa su cui riflettere: un cane soddisfatto e sereno nel qui e nell’ora non tira, non abbaia e non ringhia a nessuno.

Non trascurare mai le emozioni del tuo amico e, visto che ci sei, non trascurare nemmeno le tue, perchè il tuo cane le percepisce e le amplifica, ma questo è un altro capitolo. 😉